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Era estremamente frequente, fino a non molto tempo fa, ricorrere a trasfusioni di sangue omologo (da altri donatori) durante interventi chirurgici di un certo impegno: si riteneva, erroneamente, che a maggior contenuto di emoglobina corrispondesse un maggior trasporto di ossigeno

Fra i compiti dell'anestesista vi è anche quello di controllare le perdite ematiche che si verificano durante l'intervento, ed intervenire (solo lui decide modalità e tempi) con liquidi, sostituti plasmatici (sostanze in grado di svolgere attività osmotica e quindi di trattenere liquidi) ed eventuali trasfusioni di sangue.

Lo scopo è quello di mantenere un normale volume di liquidi circolante (volemia) ed un adeguato trasporto di ossigeno, che, come è risaputo, è effettuato dall'emoglobina (Hb) contenuta nei globuli rossi, al fine di mantenere una corretta perfusione degli organi vitali e dei tessuti.

Contrariamente a quanto si pensi, il calcolo esatto delle perdite intraoperatorie non è semplicissimo: bisogna sommare al sangue aspirato quello perso con le garze, sui teli etc., ed il controllo dell'emocromo ( l'esame che fornisce informazioni sulle varie componenti del sangue) non è in grado di dare un'indicazione precisa, in quanto non tiene conto del grado di diluizione, cioè dei liquidi somministrati, e di quanti liquidi i sostituti plasmatici hanno richiamato. Interessante è un semplice programma che è in grado di fare un'attendibile previsione del contenuto di emoglobina in base alle perdite stimate:

Calcolatore perdite ematiche ...clicca qui

Nonostante tutto, applicando una serie di calcoli che tengono conto della perdita di liquidi dovuta al digiuno, di quanto viene perso per effetto dell'evaporazione dell'acqua, della quantità di urina e delle perdite ematiche, il vostro anestesista è in grado di mantenere un corretto equilibrio.

Da qualche anno, complice il problema del sangue potenzialmente infetto (epatiti, AIDS etc.) e per una serie di motivi che analizzeremo, si ricorre con sempre minor frequenza alle trasfusioni di sangue omologo (da donatore).

La superiore conoscenza dei fenomeni che avvengono nella circolazione sanguigna, per esempio, ha permesso di appurare che, fino a determinati valori, la diminuzione dei globuli rossi determina un miglioramento del flusso ematico, e quindi un maggior trasporto di ossigeno in periferia. Per questo motivo l'OMS indica intorno a 7 g% medio (può variare in funzione dell'età e delle condizioni cliniche) il limite al di sotto del quale è lecito praticare una trasfusione in persone sane.(Vedi anche... Il buon uso del sangue)

Le precedenti considerazioni hanno portato ad estendere la pratica del predeposito: in questo caso, se si renderà necessario durante o dopo l'intervento, verrà trasfuso al paziente il suo stesso sangue (sangue autologo).

Per ridurre ulteriormente il ricorso a trasfusioni di sangue da donatore (omologo), nei casi in cui questo è possibile, si ricorre alla tecnica del recupero intraoperatorio, in qualche caso possibile anche nel periodo postoperatorio.

Come puoi capire, la probabilità di essere sottoposto a trasfusione è estremamente rara; la parte relativa che trovi sul consenso informato, che è ovviamente pensata per tutte le situazioni, non ti riguarda con altissima probabilità.

Se però nutri dubbi o sei contrario, per i motivi più vari, alla trasfusione di sangue, parlane con il tuo anestesista, da cui dipende questo aspetto: sarà felice di rispondere a tutte le tue perplessità.


A cura di A. Dossena