|
|
 |
La terapia del dolore può essere effettuata con modalità diverse.
Un primo metodo, piuttosto semplice ( e semplicistico ) e di patrimonio comune per ogni medico, consiste nel somministrare farmaci di potenza analgesica adeguate all’intensità del
dolore riferito dal paziente.
Ciò costituisce indubbiamente una valida alternativa per i dolori acuti e/o destinati a risolversi in poco tempo e , comunque, in quelle situazioni in cui il dolore possa
essere considerato solo come un sintomo della malattia.
Ben diverso , invece, è il caso del dolore persistente e di quello cronico, benigno e/o maligno, in cui la sensazione dolorosa perde il suo finalismo di semplice anticipazione e
segnale di malattia e ne diventa invece la sua connotazione più importante. In questo caso il dolore diventa il problema principale del paziente e ne condiziona a tal punto l’esistenza,
da relegare quasi in secondo piano la malattia d’origine.
In simili circostanze è evidente che il metodo con cui condurre la terapia antalgica debba essere più complesso e rivolto necessariamente all’identificazione della causa e dei
meccanismi patogenetici del dolore, presupponendo altresì una profonda conoscenza e padronanza dei mezzi per contrastarli: questo è il campo d’azione della Terapia Antalgica Specialistica.
Cos’è il dolore?
"Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emotiva associata alla presenza di un danno tessutale in atto, potenzialmente in atto o descritto in tali termini dal paziente"(J.J. Bonica)
Il dolore è pertanto sempre un fenomeno soggettivo, dinamico e non necessariamente legato alla presenza di un danno tessutale periferico.
Classificazione temporale
Transitorio: quando vi è attivazione dei nocicettori, corpuscoli deputati alla trasmissione degli stimoli dolorosi, senza danno tissutale.
Scompare con la cessazione dello stimolo; esempio un pizzicotto
Acuto: è un dolore di breve durata in cui di solito è evidente il rapporto di causa/effetto (Bonezzi-Orlandini):
nel dolore acuto, per effetto di una causa esterna o interna, si ha una fisiologica attivazione dei nocicettori. Si ha, in genere, un danno tissutale; il dolore scompare con la
riparazione del danno.
Persistente e cronico: è persistente il dolore dovuto alla
permanenza dello stimolo nocicettivo o della nocicezione. E’ cronico il dolore associato a profonde modificazioni della personalità e dello stile di vita del paziente che
costituiscono fattori di mantenimento indipendenti dalla nocicezione (Bonezzi-Orlandini 1992)
Classificazione patogenetica
Dolore nocicettivo: quello dovuto all’azione dello stimolo algogeno sui nocicettori periferici (recettori del dolore) presenti nei vari tessuti
ed in grado di segnalare un danno in atto e/o potenziale. Può essere definito somatico quando interessa la cute, il sottocute e i muscoli, viscerale da distensione, compressione e
invasione dei visceri. Viene in genere riferito come sordo, gravativo, vibrante.
Dolore neuropatico: quello dovuto ad un danno del sistema nervoso centrale e/o periferico. Si tratta cioè di una anomalia anatomica e/o funzionale
del meccanismo di segnalazione del dolore, senza l’attivazione dei nocicettori. E’ spesso di tipo urente, o percepito come una sensazione di bruciore, formicolio o scossa elettrica.
Può essere associato o meno a deficit sensitivi, allodinia (alterata percezione del dolore) o iperalgesia(accentuata percezione del dolore). A seconda poi della sede il dolore neuropatico
si può definire centrale, misto (es. avulsioni di plessi nervosi, nevralgia post-erpetica) o periferico (neurinomi, mono-polineuropatie da diabete, da farmaci, carenziale, da compressione di nervi, CRPS (distrofia simpatico-riflessa) da traumi o esiti chirurgici)...per approfondire
Dolore misto: quando coesistono le due componenti, cioè il nocicettivo e il neuropatico
Un particolare tipo di dolore, molto comune, e in cui il nostro Servizio si è specializzato, è il
Dolore Radicolare.
In relazione alla diagnosi che lo specialista del dolore porrà, in occasione della visita ambulatoriale, potrà essere prescritta una terapia medica e/o una terapia che preveda un
trattamento invasivo, tipo per esempio un'infiltrazione peridurale o delle sedute di Ozonoterapia, in genere in regime di Day Hospital .
Nel caso si sia subito in passato un intervento chirurgico per ernia discale e
venga posta diagnosi di FBSS (Failed Back Surgery Syndrome) l'iter terapeutico
può richiedere, se l'infiltrazione peridurale non ha avuto successo, anche un trattamento di peridurolisi.
Un particolare trattamento che il nostro centro è in grado di fornire dal 1986 è l'impianto di un neurostimolatore midollare (SCS), che viene riservato alle sindromi dolorose refrattarie agli altri trattamenti.
Quest'ultimo trattamento trova indicazione anche in presenza di una stenosi del canale vertebrale sintomatica e refrattaria alle peridurali
In questi, come in altri casi, verrà richiesta la firma di un consenso informato, che ha il solo scopo di certificare l'avvenuta informazione del trattamento a cui sarai sottoposto, con i possibili effetti collaterali. La responsabilità rimarrà, ovviamente, dello specialista che effettuerà la procedura.
A cura di P. Comassi e A. Dossena
|
|