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Questa particolare metodica permette, insieme al predeposito del proprio sangue, di ridurre notevolmente il ricorso alle trasfusioni di sangue omologo (da donatore) negli interventi dove vi è una importante perdita di sangue.

In pratica il sangue perso viene recuperato da un’apposita macchina sotto il controllo dell’anestesista; nel frattempo le perdite ematiche vengono rimpiazzate con infusioni di liquidi appositi per mantenere una volemia (il volume della massa ematica) nella norma: studi di reologia, la scienza che studia lo scorrimento della materia per azione di sollecitazioni, ha messo in evidenza come il mantenimento di un'adeguata volemia permetta di tollerare anche bassi valori di emoglobina nel sangue, in quanto garantisce comunque un'idonea perfusione.

Quando il volume del sangue recuperato viene considerato idoneo dall’anestesista, questi avvia la procedura, che consiste sostanzialmente di 5 fasi:



1.Recupero del sangue dal contenitore di raccolta nella campana di trattamento.

2.Centrifugazione a 5600 giri/min per separare le emazie, cioè i globuli rossi (che vengono conservati) dalla parte liquida , che non può essere riutilizzata perché contiene anticoagulante in elevata concentrazione (necessario per non far coagulare il sangue recuperato), emoglobina libera per rottura di una parte delle emazie (globuli rossi), fattori attivati della coagulazione e residui dei corpi di emazie rotti.

3.Lavaggio delle emazie separate con soluzione fisiologica, mantenendo la centrifugazione a 5600 giri/min, per rimuovere tutte le impurità.

4.Recupero delle emazie trattate in una sacca da trasfusione.

5.Reinfusione delle emazie lavate e concentrate al paziente, se l’anestesista le ritiene idonee e se ritiene vi sia l’ indicazione.



Link:
Calcolatore perdite ematiche ...clicca qui

N.B.: non in tutti i casi è possibile procedere al recupero del sangue dal campo operatorio. In caso di interventi per neoplasia, nel sospetto di infondere cellule neoplastiche e quindi di essere veicolo di metastasi e interventi su campo infetto, per non indurre una setticemia, non è possibile procedere al recupero.

Come si diceva sopra, il recupero intra e postoperatorio, abbinato al predeposito, ha permesso di ridurre notevolmente il ricorso alla trasfusione di sangue omologo (da donatore), con un drastico abbattimento dei rischi infettivi e immunologici. La trasfusione di sangue, infatti, deve essere considerata, a tutti gli effetti, come un trapianto d'organo: alcuni studi hanno dimostrato come il sistema immunitario, impegnato a combattere il non self, cioè ciò che non gli appartiene, possa risultare deficitario su altri fronti, come ad esempio la difesa dalle infezioni.