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Il metodo McKenzye


Indicazioni
Diagnosi e terapia meccanica dei disturbi del rachide.

Metodica
Nata da una osservazione clinica di un Fisioterapista, Robin McKenzye, questa metodica si propone come mezzo di diagnosi e di trattamento delle Rachialgie. Tutti i pazienti possono sottoporsi alla valutazione meccanica, la stessa può inoltre dire quali di questi risponderanno o meno al trattamento.
La diagnosi, punto cardine della metodica, permette di evidenziare senza altri esami il livello del rachide coinvolto dalla patologia, se la sintomatologia è a carico del disco, se l'anulus è competente e a che tipo di protrusione ci troviamo di fronte.

La metodica, nata inizialmente e conosciuta dai più come trattamento per la regione lombare, più tardi si è interessata anche al tratto dorsale e cervicale e più recentemente anche agli arti.
Il test prevede in prima istanza una valutazione di tipo soggettivo ed in particolare si fanno domande sul lavoro svolto, sulle attività sportive, sullo stato di salute generale, su traumi, interventi chirurgici o incidenti occorsi.

Importante risulta la parte in cui viene descritta con accuratezza l'episodio in atto ed eventualmente degli episodi passati con particolare attenzione verso il primo sintomo e sulle cause che hanno dato inizio alla problematica dolorosa. Di notevole interesse risulta la tipologia del dolore se sia esso intermittente (esclusivamente di origine meccanica) o costante (chimico, infiammatorio o meccanico).
Si valutano successivamente gli effetti del movimento sui sintomi , sapendo che il dolore lombare peggiora in flessione, stando fermi o seduti a lungo, mentre migliora con il movimento e camminando.

Durante la valutazione soggettiva vanno valutati eventuali problemi neurologici, se i sintomi peggiorano con la tosse, lo starnuto o lo sforzo.
Vanno altresì valutate alterazioni della deambulazione o della funzione vescicale, problematiche queste che richiedono una valutazione specialistica. Successivamente si passa ad una valutazione oggettiva che prevede un esame neurologico per escludere deficit sensitivo-motori, durali o riflessi che come abbiamo detto richiedono una valutazione specialistica. Viene valutata la postura seduta ed eretta, le limitazioni articolari nei movimenti in stazione eretta, di flessione, estensione ed inclinazione laterale. Successivamente si passa alla parte più importante che prevede la valutazione della risposta sintomatica ai movimenti ripetuti.
Tale indagine permette effettuare la diagnosi e di inserire il paziente in una delle tre sindromi Mckenzye:

SINDROME da POSTURA
SINDROME da DISFUNZIONE
SINDROME da DERANGEMENT

Nella SINDROME POSTURALE i movimenti ripetuti non provocano dolore, ci troviamo sicuramente a che fare con un soggetto giovane e sedentario. Si tratta di dolore intermittente da sollecitazione a fine arco di movimento di strutture sane, non è mai irradiato e scompare assumendo una posizione più corretta.

Nella SINDROME DISFUNZIONALE i movimenti ripetuti provocano dolore a fine arco di movimento quando le strutture accorciate vengono stirate. Si tratta di un paziente con più di trent'anni. Il dolore è intermittente a fine arco di movimento in seguito allo stiramento di strutture che si sono accorciate in seguito a traumi, posture scorrette o derangement come risultato di processi cicatriziali.

Nella SINDROME da DERANGEMENT i movimenti ripetuti provocano centralizzazione o periferalizzazione del dolore, cioè riducono o aumentano la sintomatologia definendo una preferenza direzionale. Caratterizza, secondo McKenzye il 95% delle patologie lombari. Solitamente i pazienti hanno un'età compresa tra i venti ed i cinquantacinque anni con una prevalenza maggiore nel sesso maschile.
Il dolore può essere intermittente o costante ma può evolvere verso una irradiazione che puo essere uni o bilaterale ed arrivare anche sotto il ginocchio. La causa viene definita dallo spostamento di materiale discale che provoca una pressione sulle strutture innervate. L' insorgenza può emergere dopo un singolo sforzo oppure dopo sforzi lievi ma frequenti.

Dopo questa classificazione il Fisioterapista è in grado di definire un PIANO DI TRATTAMENTO mirato ed estremamente personalizzato che evidenzi e corregga le cause predisponenti, che individui le posizioni o i movimenti adeguati al recupero.
Può utilizzare la terapia manipolativa come supporto nei casi più difficili e non per ultimo cerca di indicare al paziente soluzioni per evitare le recidive.

A cura di R. Cortesi