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O per dirla all'americana Low Back Pain.
Sotto questa definizione rientrano molte sindromi, di diversa origine, e che per tale motivo necessitano di approcci diagnostici e terapeutici diversi.

Il classico dolore lombare è di solito legato a fenomeni degenerativi di tipo artrosico, che prima o poi colpiscono la maggior parte della popolazione adulta.
Ne sono affette in particolare le persone sedentarie e che sono costrette, per lavoro, a mantenere delle posture scorrette, tipo alla scrivania o al volante di un'automobile.Più che di pertinenza antalgica, questa sindrome richiede un approccio fisioterapico e risente positivamente dell'attività fisica: come diceva qualche saggio, il corpo umano è l'unica macchina che si rovina non usandola!
Al di là di alcune condizioni patologiche congenite o acquisite tipo la scoliosi, per comprendere meglio la genesi del mal di schiena, è opportuno analizzare la fisiologia del complesso disco-vertebrale e le sue modificazioni con l'età.
Il disco intervertebrale è una specie di cuscinetto interposto tra due corpi vertebrali e svolge un'importantissima funzione di ammortizzatore (vedi disegno a sin).

Con il passare degli anni, il disco va incontro ad una serie di modificazioni di tipo degenerativo, come tutto il resto del corpo d'altronde, di cui la più importante è la disidratazione del nucleo polposo che, come come dice la parola stessa, è la sua parte centrale , e la più elastica, proprio in virtù del suo elevato contenuto idrico: una specie di cuscinetto ad acqua (vedi disegno a destra).

La disidratazione è poi responsabile della riduzione del volume del disco, ed è anche la causa principale della diminuzione di altezza che si verifica con l'avanzare dell'età.

La progressiva disidratazione con la coseguente riduzione della capacità ammortizzante, fa sì che le forze di carico si scarichino maggiormente sull'anulus, la cui resistenza è ridotta: l'anulus eccessivamente gravato va allora incontro a delle fissurazioni e il suo parziale cedimento determina quello che comunemente viene chiamata protrusione discale. Se poi il processo non si arresta l'anulus cede completamente e si può quindi determinare la migrazione e/o la fuoriuscita di parte o dell'intero nucleo con la formazione dell'ernia (vedi disegno sotto).

Se le fissurazioni dell'anulus avvengono in maniera progressiva e graduale, dai tessuti vicini (periostio, legamenti etc.) si formano delle gittate di vasi neoformati all'interno del disco e con essi anche delle fibre nervose: il disco, da struttura non innervata, diventa così innervata e quindi sede di stimoli nervosi algogeni.

La riduzione di altezza del disco intervertebrale fa sì che si modifichino i normali rapporti articolari delle faccette interarticolari e la cui conseguente flogosi e degenerazione è la causa della sindrome delle faccette articolari.

Questa è una sindrome algica caratterizzata da dolore tessutale profondo (nocicettivo somatico), dovuto sia alla patologia degenerativa delle articolazioni interapofisiarie posteriori (becchi osteofitici, flogosi cronica con degenerazione cartilaginea e conseguente deformazione delle superfici articolari), come tipicamente avviene nelle forme artrosiche, sia alla presenza di un quadro d'instabilità segmentale con conseguenti anomalie d'impianto e/o d'orientamento delle superfici articolari zigoapofisarie (iperlordosi lombare, diminuzione dello spazio intersomatico, scoliosi, spondilolistesi, lesioni discali ecc.).

La riduzione del contenuto acqueo del disco e le alterazioni del carico che si determinano, conducono poi ad una instabilità della colonna, che l'organismo tende a correggere con la produzione di osteofiti (i becchi ossei che si vedono nelle radiografie):ciò ricrea stabilità, a scapito però della motilità e con l'aggravante di ridurre la dimensione del canale vertebrale (stenosi).

Quando il dolore rimane localizzato a livello lombare molto spesso siamo di fronte a protrusioni discali di vario grado; in questo caso, se la sintomatologia non regredisce con le normali terapie e in presenza di una documentata protrusione si può ipotizzare un intervento di decompressione discale ( IDET )

Quando invece il dolore s'irradia lungo l'arto ed assume particolari caratteristiche, ci possiamo trovare di fronte ad un interessamento di una o più radici nervose; le cause possono essere molteplici, ed in genere queste sindromi sono ricondotte sotto il nome di radicolopatia.
In questi casi, un approfondimento diagnostico radiologico (TAC, RMN ed eventualmente un'elettromiografia) è in grado di rilevare, in una buona percentuale dei casi, una compressione delle radici nervose da parte di un'ernia o di una protrusione discale: quando si verifica questa situazione e non vi è un deficit motorio, una infiltrazione peridurale selettiva è in grado, in una elevatissima percentuale di casi, di risolvere la sintomatologia algica. Quando, nonostante l'infiltrazione i dolori non regrediscono e comunque non sono presenti deficit neurologici, prima ancora di ricorrere all'intervento chirurgico, vi può essere l'indicazione alla Ozonoterapia. Quando viceversa questi dolori insorgono, in un tempo variabilissimo, dopo interventi chirurgici di discectomia, è molto probabile, se il dolore viene riferito nella stessa sede, che la compressione o lo stiramento del nervo derivi dagli esiti cicatriziali dell'intervento (FBSS = Failed Back Surgery Syndrome): in tal caso vi è l'indicazione ad un intervento di lisi delle aderenze cicatriziali, detto peridurolisi, effettuato per via percutanea mediante l'introduzione di un ago.

Di fronte ad un insuccesso terapeutico con questa metodica, si può ipotizzare di ricorrere al posizionamento di un elettrocatetere midollare(SCS).