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Per intubazione si intende il posizionamento, normalmente in trachea, di un tubo, per l'appunto detto endotracheale. Scomparsi da anni quelli in materiale rigido, gli attuali tubi sono fatti in PVC o in silicone, entrambi estremamente morbidi, per ridurre il traumatismo e quella possibile sensazione di mal di gola che qualche volta segue un'anestesia.

La parte terminale all'interno della trachea è provvista di una cuffia, anche questa a bassa pressione per la riduzione del trauma, che fa da manicotto e isola il polmone dalle prime vie respiratorie (faringe e laringe). Attraverso questo tubo l'anestesista controlla la ventilazione polmonare, normalmente con l'ausilio di un respiratore automatico e qualche volta manualmente.

La protezione delle vie respiratorie dal sangue, in seguito ad interventi sulle alte vie, o dall’inalazione del contenuto gastrico, oppure il controllo della ventilazione e ossigenazione del paziente quando non vi è più o è insufficiente l’attività muscolare, richiedono l’intubazione della trachea.

Questa procedura viene utilizzata nel 90% circa delle anestesie generali, e solo quando è richiesta un’anestesia di brevissima durata può non essere prevista.

Alcuni tipi di interventi possono essere effettuati mediante posizionamento di una maschera laringea che, per quanto non garantisca le stesse prestazioni di un tubo endotracheale, permette un buon controllo delle vie aeree ed una sufficiente protezione da un’eventuale rigurgito di materiale gastrico: il suo uso è previsto anche in particolari categorie di persone, tipo cantanti, ai quali anche una lievissima irritazione della corde vocali, attraverso le quali passa il tubo, può creare problemi professionali.

In mani esperte l’intubazione non presenta particolari problemi, e viene effettuata mediante laringoscopia diretta con un laringoscopio di forme e dimensioni rapportate all’anatomia del paziente: solo in una minima percentuale dei casi, dipendente dalla conformazione fisica del paziente, con il normale laringoscopio non è possibile effettuare la manovra, ed è allora necessario ricorrere a diverse metodiche di intubazione (Videolaringoscopio, endoscopio a fibre ottiche etc.)

Normalmente, durante la visita che precede l'intervento, l'anestesista è in grado, mediante l'osservazione del grado di estensibilità della testa, dell'apertura della rima orale, della distanza mento-tiroidea, della valutazione sec. Mallampati etc, di fare una previsione sufficientemente precisa del grado di difficoltà all'intubazione e quindi di predisporre gli opportuni accorgimenti. Se, durante la visita, si valuta vi sia una prevedibile difficoltà all'intubazione, se non esistono alternative all'anestesia generale, si procederà con una intubazione da sveglio, che viene eseguita a paziente sedato e con una anestesia topica delle vie respiratorie, previa adeguata spiegazione e consenso(Awake Intubation)Per tale scopo si avvale di algoritmi codificati e certificati dalle società scientifiche e lavora in simbiosi con la nurse, perfettamente addestrata allo scopo.

Durante l’intubazione è frequente, in relazione alla conformazione fisica del paziente, appoggiarsi, con la lama del laringoscopio, all’arcata dentaria superiore; in presenza di una dentatura in cattivo stato di conservazione, si può provocare un danno agli incisivi superiori, fino anche all’avulsione in presenza di una parodontopatia ( la cosiddetta piorrea).

In alcuni particolari interventi, soprattutto sui polmoni, dove è richiesta una ventilazione monopolmonare per escludere dalla ventilazione il polmone da operare e quindi facilitare l'opera del chirurgo, è richiesta un’intubazione separata dei bronchi principali (i. bronchiale), e viene effettuata con tubi speciali e controllata con fibroscopia.

Come è ovvio, tutte queste manovre, salvo in casi eccezionali, vengono eseguite dopo l'induzione dell'anestesia, quando il paziente è rilassato e si ha la certezza di non scatenare reazioni indesiderate, come un aumento importante della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca (tachicardia)