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Ovvero le domande più frequenti e le relative risposte.
Quando si deve affrontare un intervento chirurgico e quindi un'anestesia, vengono spontanee molte domande, a volte frutto di timori più o meno razionali, a volte di legittime curiosità.
Di seguito cercheremo di dare delle risposte, nel modo più esauriente possibile, alle domande più frequenti che ci sentiamo rivolgere da chi deve affrontare un'anestesia. Siccome siamo consapevoli, con matematica certezza, di aver dimenticato qualche domanda importante, chiediamo il vostro aiuto. Sottoponeteci delle domande(e-mail): se rivestono un carattere di interesse generale, saranno inserite nelle FAQ

Mi sveglierò ancora?
Ho paura di risvegliarmi durante l'intervento: può succedere?
E' possibile avere un'anestesia leggera?
E' normale avere nausea o vomito nel postoperatorio?
Un amico ha avuto una cefalea importante dopo anestesia spinale: è frequente?
Sto assumendo dei farmaci per la pressione:devo sospenderli?
Se la notte precedente l'intervento ho sete, posso bere?
E meglio l'anestesia generale o la loco-regionale?
In quanto tempo sarò in grado di smaltire l'anestesia?
Dopo quanto tempo dall'anestesia posso essere dimesso?
Corro dei rischi di allergie?
Sentirò dolore?




Mi sveglierò ancora?
La moderna anestesia ha raggiunto livelli di sicurezza estremamente elevati: oggi è possibile eseguire interventi fino a ieri ritenuti impossibili proprio grazie ai progressi dell'anestesia.
Mediante attrezzature di giorno in giorno più evolute essa è in grado di controllare sempre più approfonditamente i parametri vitali dell'organismo e quindi di modificarne in senso positivo le eventuali reazioni avverse; i nuovi farmaci anestetici sono in grado di agire in modo sempre più selettivo senza essere gravati, in maniera importante, dagli effetti collaterali che solo non moltissimi anni fa erano la norma.
In genere i rischi legati all’anestesia sono bassi, e dipendono non tanto dall’anestesia in se, ma dalle condizioni fisiche del paziente e dalla gravità dell’intervento stesso: è dall'analisi del rapporto tra le condizioni fisiche ed il tipo di intervento chirurgico che si può quantificare un rischio. A parità di intervento chirurgico, quello che incide è lo stato fisico del paziente, che viene identificato in 5 classi ASA.
Ritornando al paragone dell’aereo, è ovvio che volare con un motore un po’ scassato sia più pericoloso che volare con un aereo in buona efficienza. E' per questo motivo che si cerca di portare il motore al maggior livello di efficienza possibile: se qualche volta il vostro anestesista è costretto a rimandare l'intervento per un miglior inquadramento od un perfezionamento di una terapia, lo fa per permettere di affrontare nelle migliori condizioni possibili il vostro volo, pardon, l'anestesia.

Ho paura di risvegliarmi durante l'intervento: può succedere?
L'awareness, cioè il risveglio intraoperatorio, è una spiacevole esperienza che in qualche rara occasione può capitare durante un'anestesia generale.
Alcuni interventi sono più a rischio, ed il taglio cesareo rappresenta quello dove più frequentemente ciò può avvenire: dovendo conciliare le esigenze di una corretta anestesia con quelle di non deprimere il nascituro (i farmaci passano dalla madre al feto attraverso la placenta), sia l'induzione che il mantenimento dell'anestesia fino all'estrazione viene praticato con dosaggi mediamente ridotti rispetto alla norma. Ciò può comportare, in alcuni casi, una percezione più o meno sfumata di quello che sta accadendo: per tale motivo è stato messo a punto un particolare protocollo che, pur garantendo un corretto piano di anestesia della mamma, e quindi la certezza di non ricordare nulla, preserva il nascituro dalla depressione respiratoria da farmaci.
Altre situazioni possono comportare un certo rischio di awareness, e sono le situazioni critiche in cui una ipocinesia cardiaca(ridotta forza di contrazione) variamente verificatasi può condizionare una certa riduzione della gittata cardiaca, il cui segno più diretto è, fra gli altri, una diminuzione della pressione sanguigna.
In queste situazioni era la norma, dato che i farmaci anestetici possono peggiorare la situazione, ridurre la loro concentrazione, permettendo però un potenziale awareness. Oggi, mediante l'utilizzo di sofisticate attrezzature, come l'ecodoppler transesofageo, si è imparato molto sulla dinamica cardiaca, e si è in grado di intervenire precocemente in maniera selettiva con farmaci, prevenendo e trattando una sindrome da bassa portata senza dover ridurre il dosaggio degli anestetici, garantendo così una corretta perdita di coscienza.
Un ulteriore strumento è venuto, in tempi recenti, a guidare l'esatto controllo dello stato di coscienza, ad evitare spiacevoli risvegli: è il BIS, che permette, mediante l'applicazione di un complesso algoritmo ad una rilevazione elettroencefalografica, di monitorare lo stato di coscienza, e di intervenire per un suo preciso controllo.

E' possibile avere un'anestesia leggera?
Non esiste l'anestesia leggera o l'anestesia pesante: esiste solo l'anestesia giusta o sbagliata per quella determinata situazione e persona.
Gli effetti collaterali propri dell'anestesia, e sono in genere pochi, sono ovviamente rapportati alla durata della stessa: più breve la durata, a parità di anestesia, minori saranno gli effetti.
Non bisogna poi confondere gli effetti dell'intervento chirurgico con quelli propri dell'anestesia, a cui spesso si ascrivono inenarrabili nefandezze.

E' normale avere nausea o vomito nel postoperatorio?
La PONV, un acronimo che sta a significare la nausea e il vomito che possono intervenire dopo un intervento chirurgico, rappresenta una sequela minore, ma al tempo stesso assai fastidiosa dell'atto operatorio: più spesso ascrivibile all'atto chirurgico in sè, soprattutto se interessa l'intestino, è qualche volta strettamente legata all'anestesia, in funzione dei farmaci che vengono utilizzati.
Può essere efficacemente trattata con farmaci specifici: in alcuni situazioni, data l'alta probabilità di insorgenza, si tratta preventivamente.
In alcuni protocolli di trattamento del dolore in cui sono previsti farmaci potenzialmente emetici come la morfina, il farmaco antiemetico viene associato per prevenire la sindrome.

Un amico ha avuto una cefalea importante dopo anestesia spinale: è frequente?
Quando si esegue un'anestesia spinale, per raggiungere lo spazio subaracnoideo, bisogna superare una membrana che racchiude il midollo spinale e il liquido che lo circonda, la dura madre. Questa è costituita da fibre che decorrono longitudinalmente: se si usano aghi con la punta normale e di dimensioni abbastanza grosse, queste fibre vengono sezionate, e può rimanere, per così dire, un foro attraverso il quale il liquido cefalo-rachidiano (cioè quello che avvolge il midollo) fuoriesce, facilitato dalla differenza di pressione fra i due comparti.
La diminuzione del suo volume, determinata dalla perdita attraverso il foro, condiziona a sua volta una trazione sulle meningi, la responsabile dalla cefalea: essa è infatti caratterizzata dal fatto che peggiora enormemente con la posizione eretta.
Una volta scoperta la genesi del problema, si è corsi ai ripari, mediante l'utilizzo di aghi sottilissimi, con la punta a matita che divarica e non seziona le fibre, permettendo loro di richiudersi dopo aver rimosso l'ago: con questa tecnica la cefalea è diventata rarissima.

Sto assumendo dei farmaci per la pressione arteriosa e per il cuore: devo sospenderli?
E'ormai stabilito che l'assunzione dei farmaci per il trattamento della pressione arteriosa e i cardiovascolari in genere, così come quelli respiratori, vada protratto anche il giorno dell'intervento, e che, anzi, ciò rappresenti una garanzia: il minimo di acqua, e non altri liquidi, per favorirne l'assunzione non crea alcun problema per l'anestesia.
Solo in alcuni lavori viene evidenziata l'opportunità di ridurre una particolare categoria di farmaci antipertensivi, gli ACE inibitori, per la loro possibile interferenza con i farmaci anestetici. Parlane con il tuo anestesista, riferisci di tutti i farmaci che stai assumendo: egli è la persona più competente per consigliarti in merito.

Se la notte precedente l'intervento ho sete, posso bere?
Assumere acqua è in genere possibile fino a 4 ore prima dell'intervento chirurgico senza particolari problemi; anzi, per certi versi è persino auspicabile per ridurre la relativa disidratazione che in genere è presente al momento dell'intervento.Questo è ancor più vero per i piccoli pazienti, che più facilmente vanno incontro a disidratazione, per cui, se avete sete o se il vostro bimbo reclama dell'acqua la sera precedente l'intervento, non createvi inutili problemi: bevete tranquillamente.

E meglio l'anestesia generale o la loco-regionale?
Premesso che, come dice il vecchio saggio, che la miglior anestesia è quella che l'anestesista conosce meglio, non esiste un'anestesia migliore in senso assoluto. Ogni situazione richiede una specifica valutazione e la stessa situazione in diverse persone possono richiedere anestesie diverse.
Parlane con il tuo anestesista, che conosce tutte le possibili implicazioni, e saprà consigliarti per il meglio.

In quanto tempo sarò in grado di smaltire l'anestesia?
L'anestesia in sé non crea particolari problemi di metabolizzazione; è tutto l'insieme dell'intervento e i motivi per cui si viene operati che determinano i tempi di ripresa. E chiaro che quanto più semplice è stato l'intervento e di conseguenza l'anestesia, più rapida sarà la ripresa. I tempi di recuperano cambiano poi in funzione delle condizioni generali di partenza ( classi ASA):  migliori sono le condizioni generali e maggiori sono le possibilità, a parità di intervento, di una rapida ripresa.

Dopo quanto tempo dall'anestesia posso essere dimesso?
Come per la domanda precedente, dipende più dall'intervento che dall'anestesia: oggi l'anestesia dispone di farmaci al tempo stesso potentissimi e di brevissima durata di azione, in grado di garantire recuperi rapidissimi. Se l'intervento subito lo permette, sarà possibile essere dimessi anche il giorno stesso: per tale motivo si ricorre sempre più frequentemente alla one-day-surgery (intervento con un solo giorno di ricovero).

Corro dei rischi di avere un' allergia?
E' estremamente raro avere delle reazioni allergiche ai farmaci dell'anestesia e ancor più raro se non si ha mai subito anestesie in precedenza, anche se questo non si può escludere in assoluto.
Per principio un'allergia è una reazione dell'organismo nei confronti di una sostanza con la quale si è venuti a contatto in precedenza. In pratica vi è una prima fase, detta di sensibilizzazione, durante la quale il contatto con la sostanza determina una produzione abnorme di immunoglobuline, e la fase dell'allergia vera e propria, che si manifesta con reazioni più o meno gravi, scatenata dal successivo contatto con la sostanza incriminata
In alcuni casi vi possono essere delle allergie scatenate dall'assunzione o iniezione di sostanze simili, dal punto di vista chimico, a sostanze verso le quali si è sviluppata un'allergia, e quindi la manifestazione allergica può comparire alla prima somministrazione: tali allergie si dicono crociate.
Una possibile allergia crociata alla quale si dà un certo peso in anestesia è quella nei confronti della soia, il cui derivato (lecitina) è uno dei veicoli di un noto farmaco (propofol): per tale motivo un'allergia alla soia merita di essere segnalata.
Una delle possibili allergie che non sono proprie dell'anestesia ma dell'intervento in sè è quella nei confronti del lattice: con il potenziamento della prevenzione sui luoghi di lavoro e a domicilio, si utilizzano sempre di più guanti in lattice, che possono dare forme allergiche: sono anche dimostrate allergie crociate con alcuni alimenti, tipo banane, arachidi, kiwi, avocado etc. Anche se normalmente dà evidenza di sè con delle manifestazioni cutanee, in occasione dell'intervento chirurgico, il contatto dei guanti di lattice del chirurgo con i tessuti profondi, può scatenare una grave allergia. Anche in questo caso è buona norma comunicare l'allergia: ciò permette l'attuazione di appropriati protocolli di utilizzo di materiali latex-free
In definitiva comunque, anche se nessuno è in grado di escludere, in modo assoluto, la possibilità di un'allergia, si può stare ragionevolmente tranquilli: in anestesia le reazioni allergiche sono estremamente rare, e poi c'è il vostro anestesista che si prende cura di voi.

Sentirò dolore?
La conoscenza dei meccanismi del dolore è oggi estremamente avanzata, e anche la farmacologia offre una tale varietà di farmaci antidolorifici che è davvero un peccato soffrire. Il dolore varia in funzione del tipo di intervento e della sensibilità individuale (soglia): se il tipo di intervento è poco doloroso, sarà sufficiente la somministrazione di comuni analgesici per via endovenosa o intramuscolare. Diversamente verranno poste in atto procedure più complesse con la possibilità da parte del paziente di autosomministrarsi dei boli aggiuntivi (PCA).