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L'Italia possiede un record negativo, cioè il numero dei parti con taglio cesareo e in questo contesto la Campania detiene il record nazionale, con oltre il 50% dei parti effettuati con il ricorso al bisturi.

Secondo dati statistici la media nazionale dei parti cesarei si attesta intorno al 35%, ben oltre la raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che stima nel 15% un dato accettabile: nel nostro Ospedale la media, ormai stabile da alcuni anni, si attesta intorno al 25%.

La fondata preoccupazione è che il ricorso al taglio cesareo porti alla reiterazione dello stesso in occasione di un nuovo parto, aumentandone proporzionalmente l'incidenza e riducendo il know-how della gestione del parto per le vie naturali: i motivi di un aumentato ricorso al bisturi sono molteplici, e vanno da quelli medico-legali a quelli emotivi, come la supposta errata convinzione, spesso sostenuta dalla donna, di una maggior sicurezza del cesareo rispetto al parto per le vie naturali.

Queste apprensioni hanno trovato terreno fertile in un contesto di pochi strumenti di monitoraggio delle condizioni fetali, oltretutto dimostratesi non precisi: la cardiotocografia, cioè la registrazione continua delle contrazioni uterine e della frequenza cardiaca fetale, introdotta negli anni 60, ha sì ridotto drasticamente la mortalità e la morbilità perinatale, ma, avendo una bassa specificità, e quindi generando un alto numero di fase positività, ha contribuito all'aumento delle indicazioni al taglio cesareo.

Nuove metodiche però sono in grado di superare questo gap: alcune sono ormai consolidate, come la saturimetria fetale, altre, come l'elettrocardiografia fetale, promettono nuovi e più accurati monitoraggi, in grado di ridurre drasticamente il ricorso al parto cesareo e il conseguimento di Apgar Score ottimali.

Questa nuova tecnica, sperimentata in Svezia e in Italia e presentata ad un recente convegno internazionale, sarebbe in grado non solo di indicare una possibile sofferenza fetale, ma anche di individuare i bimbi con un cuore troppo debole per affrontare un parto per le vie naturali, cosa che nessuna altra metodica attuale è in grado di indicare.