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L'elettrocardiogramma è la registrazione grafica dell'attività elettrica delle cellule del cuore: questa avviene attraverso diverse derivazioni, chiamate:


Standard: D1 D2 D3

Unipolari degli arti: aVR aVL aVF

Precordiali: V1 V2 V3 V4 V5 V6


Normalmente in un elettrocardiogramma si riconoscono una P, che corrisponde all'attivazione degli atri, un complesso QRS, che corrisponde alla contrazione dei ventricoli e una T, che corrisponde alla fase di recupero dei ventricoli.

La diagnosi elettrocardiografica si basa essenzialmente sull'analisi delle alterazioni del ritmo e della forma dei complessi (l'insieme delle onde).

Il monitoraggio dell'elettrocardiogramma, così come la rilevazione a intervalli prestabiliti della pressione arteriosa, è di routine in tutte le procedure anestesiologiche, anche in quelle in cui è prevista solo un'assistenza e il paziente è sveglio.

Normalmente vengono posizionati 3 elettrodi sul torace che, per quanto rappresentino una derivazione semplificata, quella completa ne prevede 5, è in grado di evidenziare tutte le possibili alterazioni elettrocardiografiche che si possono manifestare durante un intervento chirurgico.

Lo stress chirurgico, un'eventuale perdita di sangue intra o preoperatoria, il dolore , una riduzione dell'ossigenazione (ipossiemia) insieme ad una possibile disidratazione collegata alla patologia per cui si viene operati, possono indurre delle alterazioni elettrocardiografiche, sintomo di sofferenza cardiaca.

I nuovi sistemi di monitoraggio, di cui siamo dotati, sono oggi in grado di riconoscere queste alterazioni e quindi di supportare l'anestesista nel riconoscimento della natura della causa, ma è sempre a lui che è demandata, in virtù delle sue conoscenze e della sua esperienza, l'interpretazione definitiva e la messa in atto di tutti i presidi idonei a garantire l'eliminazione della causa che ha scatenato la crisi e a trattare la stessa.

L'elettrocardiogramma da solo non è però in grado di svelarci tutti gli eventuali problemi a carico del cuore; anzi, l'ecg può essere assolutamente normale pur in presenza di una grave cardiopatia. Solo un'accurata anamnesi, associata ad una scrupolosa visita, eventualmente supportate da indagini strumentali supplementari, sono in grado di svelare la presenza di problemi a carico del cuore; in questo caso l'anestesista si avvarrà di tutti gli ausili, dalle consulenze ai più svariati presidi terapeutici, per essere portati all'intervento nelle migliori condizioni possibili, utilizzando anche algoritmi codificati dalla pratica e dalla letteratura.