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Una delle domande che più frequentemente ci si sente chiedere è quella relativa al rischio che si corre nell'affrontare un'anestesia.

E' difficile scindere il rischio anestesiologico da quello chirurgico: è fin troppo evidente come sia diverso, a parità di condizioni generali, affrontare un intervento per ernia inguinale o una gastrectomia.

Rimane il fatto che, come si diceva in altra parte, affrontare un volo con un aereo in buone condizioni, sia più sicuro che con un vecchio aereo rattoppato.

In virtù di queste considerazioni la Società Americana di Anestesia ha stilato una classificazione dello stato fisico di un paziente, adottato universalmente e riportato su tutte le cartelle anestesiologiche. Al fine di rendere più comprensibile la classificazione, verranno riportati alcuni esempi.


1 Normale, in buona salute, nessun disturbo organico, fisiologico, biochimico o psichiatrico. La malattia per la quale viene effettuato l'intervento è localizzata e non può ingenerare disturbi sistemici.
2 Paziente con malattia sistemica da lieve a moderata, causata sia dalla condizione morbosa per la quale viene effettuato l'intervento che da altre patologie.

Ipertensione arteriosa ben controllata, storia di asma, anemia, uso di sigarette, diabete ben controllato, obesità lieve, età < 1 anno >70 anni, gravidanza
3 Paziente con disturbo sistemico severo o malattia di qualunque natura, anche se non è possibile definirne con certezza la gravità

Angina, stato post-infartuale, ipertensione arteriosa non controllata, malattia respiratoria sintomatica (asma, BPCO = bronco- pneumopatia-cronica-ostruttiva)
4 Paziente con disturbo sistemico severo che lo pone in pericolo di vita, non sempre correggibile dall'intervento quando la causa è la malattia per la quale viene operato Angina instabile, insufficienza cardiaca congestizia, malattia respiratoria debilitante, insufficienza epatica e/o renale
5 Paziente moribondo che ha poche chance di sopravvivenza, ma viene comunque sottoposto ad intervento per un estremo tentativo



In caso di urgenza viene aggiunta la lettera E (Emergency): ogni paziente, appartenente ad una qualsiasi classe, che venga operato in urgenza, viene considerato in condizioni fisiche compromesse.

Nonostante la sua apparente semplicità, resta una delle classificazioni dell’individuo più correlate al rischio dell’anestesia e dell’intervento. Comunque non tiene conto di tutti gli aspetti del rischio anestesiologico e non considera, se non in maniera semplice, alcuni fattori come l’età e le possibili difficoltà di intubazione. E’ però estremamente utile e applicabile a tutti i pazienti, al punto che viene universalmente utilizzato, anche al di fuori del campo anestesiologico.

In alcune particolari situazioni cliniche, come ad esempio le cardiopatie o nel caso di interventi di chirurgia vascolare, si utilizzano speciali classificazioni per identificare le classi di rischio, cui derivano algoritmi di comportamento.

Indici di mortalità dopo anestesia e intervento chirurgico distinti per classe (sec Aitkenhead):


1 0,1
2 0,2
3 1,18
4 7,8
5 9,4



Questi indici andrebbero comunque rivisti periodicamente, in virtù dei costanti progressi che la moderna anestesiologia compie, sia nel campo della sicurezza che delle conoscenze e di nuove metodiche; buona parte dei progressi della chirurgia si devono all'anestesiologia, che è in grado oggi di portare sul tavolo operatorio, mantenendo in buon equilibrio, pazienti che solo pochi anni fa si ritenevano, per le condizioni generali, inoperabili.